Romagna-Toscana

Castrocaro capoluogo nel Rinascimento della Romagna fiorentina 

Negli ultimi decenni del Trecento, dopo la restaurazione oligarchica, Firenze intraprese una vigorosa politica di espansione verso i territori romagnoli oltre l’Appennino, con l’intenzione di ampliare i suoi confini in direzione dell’Adriatico.  Nel 1363 Firenze acquisì la comunità di Palazzuolo sul Senio, nel 1376 San Benedetto e Bocconi, nel 1377 Modigliana, quindi Rocca San Casciano nel 1382 e Portico nel 1384.  In ognuna di queste comunità Firenze insediò un’autorità di governo (capitano) avente giurisdizione locale.

Castrocaro capoluogo (1403-1579)

Nel 1403 fu la volta di Castrocaro, che diede modo ai Fiorentini di insediarsi definitivamente nel cuore della Romagna pontificia, ad un passo dalla Via Emilia. Inoltre con quest’ultima annessione i Fiorentini ebbero la consapevolezza che i territori romagnoli acquisiti si configuravano come una ben definita unità territoriale.  Per la sua collocazione geografica sul confine con lo Stato della Chiesa, e per la politica di accentramento giurisdizionale in atto a Firenze, Castrocaro venne quindi scelta come capoluogo dei territori fiorentini in Romagna, che chiamarono Provinciae Florentinae in partibus Romandiolae (Provincia di Rella Romagna fiorentina).  Fu, di fatto, l’atto di nascita di quel territorio che più tardi verrà chiamato Romagna Toscana.
Castrocaro divenne sede di Capitanato, con a capo un’autorità giudicante (Capitaneus) inviata da Firenze. Al Capitano competeva l’amministrazione della giustizia civile e criminale, non solo locale, bensì dell’intero territorio romagnolo di appartenenza fiorentina; tale ruolo verrà mantenuto per tutto il Quattrocento e gran parte del Cinquecento.
Nel novembre del 1403 i Magnifici Dieci di Libertà e Pace inviarono dunque a Castrocaro il nobile fiorentino Lapo di Giovanni Nicolini, con la qualifica di Capitaneus Castro-Cari et Provincie Florentinae in partibus Romandiolae.  Per assolvere al suo incarico gli vennero assegnati: 1 Notarium militem socium praticum atque probum; 1 alium Notarium praticum et expertum, III domicellos et famulos, armigeros atque in armis XVII, aptos et VI equos bonos et sufficientes, pro quibus habere debet a Comunitatibus dicti Capitanatus, in sex mensibus, libras VII. L. bononienses monete solide currere in dicta Provincia, sicut alias consuevit, videlicet Comuni Castri-Cari libras CXXV bon. et residium pro aliis de dicta Capitaneria. Item tenetur quilibet capitaneus dimictere in Roccha supradicti Castri-Cari duos bonos pavenses pictos armi Communis Florentie et suis”.
Ogni sei mesi la Magistratura fiorentina dei Dieci di Libertà e Pace inviava dunque a Castrocaro un Capitano di Giustizia (in seguito sarà chiamato Commissario), con un seguito composto da 2 notai, 3 famigli, 17 armigeri, 6 cavalieri. Sulla Fortezza dovevano sventolare le insegne araldiche del Comune di Firenze e della Repubblica.  Questi Capitani erano scelti “a mano” tra le più eminenti famiglie dell’aristocrazia fiorentina, come i Guicciardini, i Machiavelli, i Tornabuoni, gli Strozzi, gli Acciajoli, gli Antinori, iFilicaja, iDavanzati, i Pitti, i Ginori, i Rucellai, i Ricasoli.

Nei due secoli che seguirono, per tutto il periodo rinascimentale, la città di Castrocaro risentì favorevolmente della cultura umanistica fiorentina; si abbellì di palazzi, di opere d’arte, e fiorì il commerciò verso Firenze, in massima parte grano, panni e lana.
Nel 1542, in seguito all’opera di Luigi Guicciardini, Cosimo I attuò il riordinamento del sistema giudiziario della Romagna fiorentina; al Capitano e Commissario di Castrocaro furono quindi conferiti maggiori poteri, con “pienissima audientia et jurisditione mero et mixto juditio sopra la cognizione, decisione et condennatione di tutte le cause criminali” che in futuro occorressimo nelli Capitaneati et Podesterie soprannominate”, concernenti “homicidi, cospirationi, assassinamenti di strade, tumulti, ragunate, ricetto di sbanditi et prohibitione d’arme” con “amplissima autorità propria et balìa d’imporre et accrescere le pene afflictive del corpo insin’alla pena della morte inclusive”.
Il progetto del Guicciardini si definì nel 1546, quando a Castrocaro venne istituto il “Bargello di Romagna”: “perché questo Commissario ha bisogno di maggior forza per risiedere il luogo dove conversa spesso copia di banditi e di persone pericolose e per dover haver sempre l’occhio alla salute et al quieto et pacifico vivere di tutta la provincia di Romagna” al Commissario di Castrocaro venne assegnato “un Capitano ovver Bargello con otto sbirri”.

Alla giurisdizione del Capitano di Castrocaro erano sottoposte la Provincia Maggiore (Modigliana, Tredozio, Marradi, Palazzuolo, Firenzuola) e la Provincia Minore (Portico, Bocconi, San Benedetto, Rocca San Casciano, Dovadola, Premilcuore, Montalto, Galeata, Val di Bagno, Corniolo, Santa Sofia, Ridracoli, Castel dell’Alpe, Sorbano).  In tutta la Romagna fiorentina il Capitanato di Castrocaro era l’unica sede di appello; contro di essa si poteva ricorrere solo alla “Ruota” di Firenze.

La corte di Castrocaro diventò una delle più importanti del dominio. Nel 1546 la famiglia del Capitano e Commissario risultava di poco inferiore a quelle che accompagnavano capitani e commissari nelle maggiori città, come Pisa, Arezzo, Pistoia.  Tanto importante da meritarsi, nel 1565, un dipinto allegorico di Giorgio Vasari, su commissione di Cosimo I, che fece collocare nel Salone dei Cinquecento, a Palazzo Vecchio, dove ancora si trova.

Terra del Sole capoluogo (1579-1772)

Nel 1564 Cosimo I de’ Medici, a conclusione di un complesso disegno di “ispessimento delle frontiere”, volle la costruzione di un grande baluardo fortificato (Terra del Sole) sul confine con lo Stato Pontificio.  Quindici anni più tardi, nel 1579, a lavori non ancora terminati, il capoluogo della Romagna fiorentina si trasferì a Terra del Sole.  Fino al 1602 il Commissario continuò ad essere ufficialmente denominato “Commissario Generale di Castrocaro, Terra del Sole e degli altri luoghi della Romagna Toscana”; poi venne chiamato “di Terra del Sole e della Provincia di Romagna”.  Alla costruzione di Terra del Sole seguì la “rifondazione portuale” di Livorno (1587-1609), e la nuova politica territoriale del Granduca Ferdinando si protese verso il Tirreno, rinunciando all’ambito “affaccio” sull’Adriatico.  Il successivo stabilizzarsi del quadro politico internazionale privò la Romagna toscana del suo antico ruolo strategico; relegata ai margini del granducato, fu quindi interessata da un grave recessione economica, e dell’inevitabile sviluppo del banditismo, del contrabbando e della corruzione.
Per oltre un secolo si svolse nella regione una autentica guerra guerreggiata, come provano le confische di beni, le carceri piene, le torture, le condanne alla forca, alla decapitazione con e senza squarto, a cui ricorsero i Commissari Generali fino al 1738, quando nel Granducato di Toscana, con l’ascesa al trono granducale della dinastia dei Lorena, venne abolita la tortura e la pena di morte.  Infine, sotto il granducato illuminista del lorenese Pietro Leopoldo, si attuò il riordinamento del sistema amministrativo e di quello giudiziario (1772). Quell’anno la Fortezza di Terra del Sole venne disarmata, e l’anno successivo i beni demaniali posti all’incanto e “affittati”; i cannoni e le bombarde vennero invece trasferite a Livorno.

Il Vicariato Generale di Rocca San Casciano (1776-1923)

Nel 1776 la provincia Romagna toscana venne abolita, e la figura del Commissario fu soppressa.  Terra del Sole venne così esautorata dal ruolo di capoluogo, che fu trasferito a Rocca San Casciano. Qui venne istituto il Vicariato Generale, sede di Tribunale di prima istanza per le cause criminali, avente giurisdizione su tutto il territorio dell’ex Romagna toscana. E sede di Carcere. In ogni città della ex provincia, compresa Terra del Sole e Castrocaro, inclusa nel vicariato di Rocca San Casciano, venne istituita la figura di Vicario Regio, con pertinenze esclusivamente locali. Nel 1923 gran parte dei territori della ex Romagna toscana vennero reintegrati nella Provincia di Forlì.